Pilates · · 6 minuti di lettura

Pilates e mal di schiena: quando aiuta e quando non basta

«Fai pilates che ti passa la schiena» è uno dei consigli più diffusi e meno argomentati che esistano. Nella maggior parte dei casi è un buon consiglio. In alcuni casi è prematuro, e vale la pena sapere quali.

Perché il pilates fa bene alla schiena

La colonna vertebrale non è fatta per stare ferma. È fatta per muoversi in tutte le direzioni, sostenuta da muscoli profondi che lavorano in continuazione senza che ce ne accorgiamo. Quando si passano otto ore seduti, due cose succedono insieme: quei muscoli smettono di attivarsi e alcune articolazioni perdono gradi di movimento.

Il pilates lavora esattamente lì. Non sul carico, ma sul controllo: tenere il bacino fermo mentre la gamba si muove, respirare senza perdere l'allineamento, arrivare in fondo a un esercizio senza aver compensato con la lombare. È un lavoro noioso da descrivere e sorprendentemente faticoso da fare.

I casi in cui funziona quasi sempre

  • Mal di schiena da postura. Dolore sordo che compare a fine giornata, migliora muovendosi, peggiora dopo ore alla scrivania o in auto.
  • Rigidità mattutina. Ci mettete venti minuti a "sbloccarvi", poi la giornata va.
  • Schiena delicata dopo una gravidanza. Il lavoro sul centro e sul pavimento pelvico è il terreno naturale del pilates.
  • Ritorno all'attività dopo anni di stop. Prima di caricare, conviene ricostruire il controllo.

In tutti questi casi il beneficio arriva, ma non in una settimana: le prime differenze si sentono in genere dopo quattro-sei settimane di lavoro regolare, due volte a settimana.

I casi in cui prima serve capire

Ci sono situazioni in cui iniziare direttamente con un corso, in mezzo ad altre persone, non è la scelta migliore.

  • Dolore che scende lungo la gamba, con formicolii o perdita di forza.
  • Dolore notturno che ti sveglia e non cambia con la posizione.
  • Dolore comparso dopo un trauma — una caduta, un colpo di frusta, un sollevamento sbagliato.
  • Dolore accompagnato da febbre o malessere generale.

In questi casi la prima tappa non è la sala: è una valutazione, o il medico. Non perché il pilates faccia male, ma perché prima va capito cosa si sta trattando. Dopo, quasi sempre, il movimento diventa parte della soluzione.

Perché la dimensione del gruppo conta

Nel pilates la correzione è tutto. Un esercizio eseguito compensando con la zona lombare non è "un po' meno efficace": è esattamente l'opposto di quello che serve. Per questo il numero di persone in sala non è un dettaglio.

Sopra le sei-otto persone l'insegnante può solo dare il ritmo e contare. Sotto quella soglia riesce a girare, guardare, appoggiare una mano sul bacino di ognuno e dire "qui, non lì". In una sala da sei si insegna; in una da venti si scandisce.

Pilates da solo o insieme ad altro?

Il pilates costruisce controllo e mobilità, ma non costruisce forza massimale. Se la schiena fa male anche perché i muscoli che dovrebbero sostenerla sono deboli, prima o poi serve anche caricare — in modo progressivo e guidato.

La combinazione che consigliamo più spesso è proprio questa: pilates per la qualità del movimento, sala fitness per la forza. Uno rende l'altro più sicuro, e il fatto che i due professionisti si parlino evita di lavorare in direzioni opposte.

Cosa aspettarsi dalla prima lezione

Poco spettacolo e molta attenzione. Si comincia dal respiro e dalla posizione del bacino, si lavora su movimenti che sembrano piccoli e che il giorno dopo si fanno sentire in punti insospettabili. Serve abbigliamento comodo e calzini antiscivolo: tutto il resto è in sala.

E soprattutto: non serve essere flessibili per iniziare. La flessibilità è uno dei risultati, non il requisito d'ingresso.

Prova una lezione di pilates

Gruppi da massimo sei persone, cinquanta minuti su controllo, mobilità e postura. Il sabato anche individuale.